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La cerva nel
bosco |
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C'era una
volta un re ricco e potente, sempre afflitto perché non
aveva figlioli. Più afflitta di lui era la regina, la quale
andava spesso nel bosco sedeva presso la sorgente di un
ruscello e sospirava. Un giorno si mise a piangere, e le sue
lacrime caddero nella sorgente. Subito l'acqua incominciò a
ribollire e ne uscì un grosso gambero che disse: - Ho
compassione di te. Ti accompagnerò al castello delle fate
che sorge poco lontano di qui. Le fate potranno aiutarti. -
Ma io non posso camminare all'indietro! - si scusò la
regina. Allora il gambero diventò una bella vecchina che la
prese per mano e l'accompagnò. Giunsero così al castello
delle fate, tutto fatto di diamanti. Il portone si spalancò
e ne uscirono sei bellissime |
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fate, che si
inginocchiarono alla regina e le offrirono ciascuna un fiore
di pietre preziose: una rosa, un tulipano, un anemone,un
aconito, un garofano e un fiore di melograno. - Tra poco
nascerà alla reggia una bella bimba - disse la fata che
sembrava più anziana. - La chiamerai Desiderata. Avvertici
subito. Ti basterà nominare ciascun fiore, pensando a noi, e
compariremo. La regina ringraziò e tornò alla reggia
consolata. Infatti dopo qualche tempo nacque la più bella
principessa che si potesse immaginare, e fu chiamata
Desiderata. La regina prese il mazzolino di fiori preziosi e
li nominò uno per uno pensando alle sei fate, ma dimenticò
la settima, cioè il gambero, che era la fata della sorgente.
Le fate comparvero subito, seguite da valletti carichi di
doni meravigliosi: si affollarono intorno alla culla e
fecero alla principessa doni ancora più preziosi: bontà,
salute, intelligenza, bellezza, ricchezza, successo. La
regina stava profondendosi in ringraziamenti, quando alla
reggia si presentò un gambero tanto grosso che quasi non
passava dalla porta. - Ingrata regina! - gracchiò. - Perché
ti sei dimenticata di me? La regina, esterrefatta,
incominciò a scusarsi e a chiedere perdono, e anche le sei
fate, che erano sorelle della Fata della Sorgente, unirono
le loro preghiere a quelle di lei. Il gambero si rabbonì, ma
non del tutto. - Volevo farti molto male - disse - ma non te
lo farò: però avrai lo stesso un castigo. La principessa non
dovrà vedere la luce del sole fino a quando non avrà
compiuto quindici anni: altrimenti morirà. Detto questo,
uscì a ritroso e le fate e la regina incominciarono a
discutere sul rimedio da trovare affinché Desiderata non
morisse. Fu deciso di costruire un castello senza finestre
munito di un ingresso sotterraneo, in cui la principessa
avrebbe vissuto fino al quindicesimo anno. Bastò un colpo di
bacchetta magica perché il castello sorgesse, e la regina vi
si ritirò a vivere con la figliola, che cresceva bella,
buona, intelligente e adorna di tutte le virtù. Studiava con
facilità sotto la guida di sapienti maestri, e quando ebbe
quasi quindici anni sua madre pensò di trovarle un marito
degno di lei. La principessa non aveva mai partecipato a una
festa, né a un ballo, né a una scampagnata, perciò nessuno
la conosceva; ma la regina chiamò alcuni abilissimi pittori
e le fece fare dei ritratti che poi spedì alle corti di
tutto il mondo. Quando i principi videro il ritratto della
bellissima fanciulla si innamorarono di lei, ma più di tutti
il principe Guerriero, un giovane valoroso, figlio di un re
potente. Egli disse a suo padre: - Voi mi avete fidanzato
quando ero piccolo con la principessa Nera, ma vi prego di
sciogliermi dall'impegno perché voglio sposare Desiderata e
sarò felice solo con lei. Il re guardò a lungo il ritratto e
dovette dare ragione al figlio: la principessa era davvero
la più bella fanciulla che egli avesse mai visto. Allora
spedì un ambasciatore alla corte della principessa Nera per
scioglierla dall'impegno, quindi scelse il suo gentiluomo
Beccafico perché si presentasse al padre di Desiderata e la
ottenesse in moglie per Guerriero. Beccafico partì al
galoppo seguito da seimila muli carichi di regali. Fata
Tulipano, che sapeva tutto, disse ai genitori di Desiderata:
- Il Principe guerriero è veramente degno di lei, ma la
principessina compirà quindici anni solamente fra tre mesi.
Una sola cosa vi raccomando: non mandatela alla reggia di
Guerriero prima di quel tempo, altrimenti le capiterà
qualche disgrazia. I genitori promisero, ma quando Beccafico
giunse alla reggia e presentò un ritratto del principe,
Desiderata subito se ne innamorò. Quel ritratto era fatato:
sapeva pronunciare parole gentili e piene d'affetto e la
fanciulla, udendole, desiderò di raggiungere al più presto
il suo promesso sposo. Anche Beccafico unì le sue insistenti
preghiere, così che i sovrani incominciarono a pensare alla
possibilità di accontentare i due fidanzati. Fu deciso di
costruire una carrozza senza finestrini, verde di fuori e
rosa di dentro come il bocciolo di un fiore. Desiderata ne
sarebbe uscita solamente di notte, così non avrebbe mai
visto il sole. Compagne di viaggio sarebbero state la dama
di corte della regina e sua figlia Lungaspina, nonché
Violacciocca, che era la damigella personale della
principessa ed era molto affezionata a lei. Stabilito così,
Beccafico partì subito per avvertire il principe Guerriero
che la sua fidanzata stava per arrivare, e Desiderata,
Lungaspina, sua madre e Violacciocca salirono in carrozza e
si avviarono seguite da molti soldati e servi. Violacciocca
era felice per la felicità della sua padroncina, ma non così
era Lungaspina: anche lei infatti aveva veduto il ritratto
di Guerriero e se ne era innamorata. Avrebbe dato il mondo,
affinché Desiderata non sposasse mai il bel principe. Si
confidò con sua madre, e la dama di corte, altrettanto
gelosa e invidiosa, promise di studiare qualche piano per
dividere i due fidanzati. Anche la principessa Nera si
rodeva di gelosia, e dopo aver accolto molto male
l'ambasciatore che veniva a scioglierla dalla sua promessa,
andò a lamentarsi dalla sua madrina, la Fata della Sorgente.
La fata riuscì a consolare poco la mancata sposa, e le giurò
solennemente che Desiderata e Guerriero non si sarebbero
sposati mai. Ed ecco che un giorno, mentre il sole splendeva
radioso nel cielo, la dama di corte impugnò un coltello e
squarciò il soffitto della carrozza. Abbagliata dalla gran
luce Desiderata mandò un profondo sospiro, poi si trasformò
in una bellissima cerva bianca e fuggì nel bosco;
Violacciocca, angosciata, le tenne dietro, e anche molti
soldati e gentiluomini, ma la Fata della Sorgente, che era
presente sebbene invisibile, scatenò un furioso temporale
che fece disperdere tutti. Intanto Lungaspina e sua madre
erano uscite dalla carrozza sfasciata. Approfittando della
confusione, la ragazza indossò l'abito più bello della
principessa, si avvolse in un fitto velo color della notte e
si avviò con sua madre a passi veloci verso la città.
Avvertito da Beccafico del prossimo arrivo di Desiderata, il
principe Guerriero le mandò incontro molti gentiluomini e si
preparò egli stesso a uscire dalla città con un sontuoso
corteggio. Quando videro le due donne sole e a piedi, i
gentiluomini si meravigliarono, ma Lungaspina disse loro con
superbia: - Sono la principessa Desiderata. Sono sola perché
il mio corteggio è stato disperso in un temporale. Avvertite
il principe Guerriero. Su, sbrigatevi: che cosa aspettate? I
gentiluomini ritornarono indietro mogi mogi, e incontrato
Guerriero e suo padre, li avvisarono che la sposa era in
cammino; poi scapparono come cani bastonati. Quando
Guerriero si trovò davanti a quella ragazza dal naso lungo,
dai denti neri, e tanto alta che gli abiti di Desiderata le
arrivavano appena alle ginocchia, esclamò, pensando al
ritratto: - Sono stato ingannato! - Che intendete dire,
signore? - gridò Lungaspina. - Intendo dire semplicemente
questo: voi non assomigliate per nulla alla fanciulla del
ritratto. - Va bene - disse allora la ragazza fuori di se
dalla rabbia - Farò venire mio padre ed egli si vendicherà.
- Vendetta la faremo noi! - rimbeccò il re altrettanto
risoluto - Per il momento voi e la vostra dama sarete
rinchiuse nel castello delle Tre Punte e farò sorvegliare
tutte le uscite dalle mia guardie. Così fu; ma se Lungaspina
prigioniera si rodeva di rabbia per l'umiliazione subita,
anche il principe Guerriero non era meno disperato di lei.
Sempre innamorato della fanciulla del ritratto, e persuaso
ormai che non esistesse, si ritirò nella foresta con il suo
fedele Beccafico ed errò a lungo cercando di svagarsi con la
caccia. In quella stessa foresta si era rifugiata
Desiderata, la quale, sfinita dalla lunga corsa e assetata,
si era avvicinata a un laghetto per bere. A un certo punto
vide la propria immagine riflessa nell'acqua e incominciò a
piangere. E' vero che adesso poteva godersi finalmente il
sole, ma, come tutte le cerve, tremava a ogni fruscio, ed
era sempre pronta a scappare. Non fuggì tuttavia quando vide
Violacciocca, che la Fata Tulipano aveva messo sulle sue
tracce, ma andò a posarle, piangendo, la testa sulle
ginocchia; anche Violacciocca pianse, e giurò che non
avrebbe abbandonato mai la sua sventurata principessa.
Intanto si avvicinava la sera ed entrambe avevano paura e
non sapevano dove andare. In quel momento apparve Fata
Tulipano che le incoraggiò e consolò un poco, promettendo
che ogni sera Desiderata avrebbe riacquistato la sua forma
umana; ma al mattino sarebbe ridiventata una cerva e avrebbe
ricominciato a correre nel bosco. Poi indicò loro una
casetta poco lontana dove avrebbero trovato rifugio per la
notte. Nella casetta abitava una vecchia che le accolse
volentieri, e assegnò loro una cameretta che aveva le pareti
di legno. Non appena fu buio, la cerva ridiventò una
bellissima fanciulla, e abbracciò la sua fedele
Violacciocca. Insieme cercarono di farsi coraggio a vicenda,
e infine si addormentarono. Nella stessa serata anche il
principe e il suo fedele Beccafico giunsero alla capanna
della vecchina e chiesero ospitalità per la notte. La
vecchina li accolse e li mise a dormire in una cameretta che
aveva anch'essa le pareti di legno. Al mattino Desiderata
ridiventò una cera e fuggì nel bosco, e anche Guerriero uscì
per andare a caccia. Ben presto scorse la cerva e le scagliò
molte frecce, ma non riuscì a colpirla perché la Fata
Tulipano proteggeva la povera principessa. Quando,verso
sera, Desiderata tornò a casa e narrò a Violacciocca il
pericolo corso, la fedele damigella diventò pallida per lo
sgomento e disse: - Principessina, non dovete più uscire.
Aspettate in questa camera il compimento del vostro
quindicesimo anno e la fine dell'incantesimo. Intanto io
andrò in città a comperare dei libri; li leggerete per
ingannare il tempo. Desiderata promise, ma al mattino
l'istinto fu più forte di lei: ridiventata cerva, incominciò
a raspare la porta affinché Violacciocca le aprisse. La
damigella resistette per un pezzo, ma alla fine dovette
ubbidire e la cerva fuggì via veloce. Guerriero, però non
aveva dimenticato la preda intravista il giorno prima ed era
uscito all'alba, sperando di ritrovarla. Non appena scorse
la cerva le scagliò una freccia, e questa volta la colpì:
con la freccia conficcata in una zampa la cerva fuggì
zoppicando e Guerriero non riuscì a vederla più. La cercò
per tutta la giornata, ma inutilmente. Ritornò a casa verso
sera deluso, e stava raccontando le sue ultime vicende al
fedele Beccafico, quando udì le voci di due fanciulle al di
là della parete di legno. Incuriosito, applicò l'occhio a un
buco dell'assito e restò senza fiato vedendo una fanciulla
bella come quella del ritratto, ferita a un braccio, che si
faceva medicare da un'altra giovinetta. - Non tornate più
nel bosco, Altezza - diceva una damigella - Questa volta il
principe Guerriero vi ha ferita soltanto: ma la prossima vi
ucciderà. Udendo pronunciare il suo nome, Guerriero non
seppe più trattenersi: bussò alla porta e si precipitò nella
camere delle fanciulle. - Desiderata, siete proprio voi? -
gridò tutto commosso. Anche la principessa aveva gettato un
grido di gioia. - Guerriero! Il mio promesso sposo!
Seguirono lunghe spiegazioni, necessarie, dopo tante
traversie. Tutti erano felici, ma lo furono anche di più
quando la sorgere del sole Desiderata non divenne più una
cerva, ma conservò la sua forma umana. In quel momento si
udirono nella foresta squilli di trombe e passi di soldati:
era l'esercito del padre di Guerriero che moveva contro il
padre di Desiderata. Ma quando il re e i soldati videro i
due giovani venire loro incontro tenendosi per mano,
innalzarono le armi e le insegne in onore degli sposi. Tutto
finì nel migliore dei modi: Lungaspina e sua madre furono
esiliate dal regno; Guerriero sposò Desiderata, e Beccafico
sposò Violacciocca che così poté rimanere accanto alla sua
padroncina. Fata Tulipano presenziò alle nozze con un fiore. |
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