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sette anni, quando dovetti presentarmi alla commissione medica per
essere ammessa a scuola. In quella occasione si sentì per la prima
volta la parola miopatia.
Cominciò il
calvario per gli ospedali, le analisi, la terapia. Per quattro
anni, nessuno é stato in grado di formulare una corretta diagnosi.
Ogni medico aveva la sua opinione, finché non andai al ministero
della salute, presso una riunione di neurologi provenienti da
tutta l'Unione Sovietica. Dopo un'attenta visita mi fecero la
diagnosi: amiotrofia spinale di Kugelberg-Welander. Meglio di così
nessuno poteva fare, così tutti gli altri medici in seguito si
limitarono a scrivere questo nome nei loro referti.
Il peggioramento
della mia situazione é avvenuto progressivamente. Prima ho
incominciato a camminare con sempre maggiore difficoltà, ma meglio
di quanto supponevano i miei specialisti, per i quali dovevo avere
una forma più forte della malattia e stare su una sedia a rotelle
già dall'infanzia, invece io ancora adesso cammino.
L'indebolimento dei muscoli della schiena mi ha causato una grave
scoliosi. I tentativi di correggerla con un corsetto ortopedico
non hanno portato a niente. Naturalmente la schiena era più
dritta, ma camminare con una simile corazza era praticamente
impossibile e così dovemmo seguire il consiglio di quei medici che
erano contrari al corsetto e ai suoi effetti devastanti sui
muscoli.
Sono
andata in una scuola normale e senza particolare entusiasmo
ricordo questo periodo della mia vita. Zoppicavo leggermente a
causa della scoliosi, e questo a poco a poco mi ha reso
un'emarginata. Finalmente all'età di tredici anni, mi accettarono
in una scuola speciale, che in italiano suonerebbe in maniera
sinistra, internato, ma invece era una scuola dove oltre a
studiare, facevamo la terapia e avevamo un trattamento adatto alla
nostra condizione. La maggior parte dei miei compagni erano
bambini e ragazzi con paralisi cerebrale infantile. Entrare in
quella scuola con la mia diagnosi fu molto difficile, ma i miei
genitori fecero tuttte le istanze necessarie e riuscirono a farmi
ammettere. Dal lato fisico ero la più debole della mia classe, ma
avevo tutte le mie facoltà. Per la verità il racconto di quegli
anni passati in internato sarebbe un buon soggetto per una serie
di libri, che forse prima o poi scriverò.Gli ultimi due anni di
istruzione obbligatoria li ho passati studiando a casa. Gli
insegnanti venivano a casa una volta alla settimana, i giorni
della settimana erano suddivisi secondo le diverse materie di
studio, ma spesso questa ripartizione veniva cambiata e non sapevo
mai quale libro mi serviva o mi mancava, quando gli insegnanti
venivano da me.Non ero mai sola in verità. Prima gli amici, vicini
di casa, poi le amiche dell'internato e poi sempre di più e più,
ma questa é una storia a parte. Tuttavia, studiando sempre sola e
non potendo confrontarmi con i miei compagni di scuola, i miei
complessi sono cresciuti a dismisura.
Quando cominciai a prepararmi all'esame per entrare
all'università, sapevo che non mi avrebbero preso, ma nessuno mi
impediva di provare. Mi preparai un anno intero e quindi rischiai.
Con mia grande sorpresa, gli esami furono tutti superati per il
mio elevato livello di conoscenze. Per ben sei anni, mi sono
sentita come un intrusa, che deve essere smascherata da un momento
all'altro, ma i professori perché non mi hanno scoperto e poi mi
hanno fatto un'altra gradita sorpresa, la mia laurea in carta
rossa.La
passione per le
lingue straniere mi attraeva verso un'altra facoltà, che però non
poteva darmi le stesse possibilità, viste le mie condizioni, così
ho dovuto scendere a patti, ed andare alla facoltà di lettere.Nella
mia laurea c'é scritto che sono insegnante di lingua russa e
letteratura, ma veramente di questo non mi sono mai occupata.
Contemporaneamente all'università, sono riuscita a finire un corso
di inglese per corrispondenza a Kiev e ho cominciato ad occuparmi
di traduzioni. Ho tradotto di tutto: letteratura tecnica, storia,
chimica, economia, manifattura industriale del legno, tecnica
sanitaria e molto altro. La conoscenza del polacco mi é stata
utile per lavorare nei giornali. Ho avuto anche la mia rubrica,
cosa di cui sono molto orgogliosa. Fare traduzioni comunque non
era la ragione di vita. Così ho cominciato ad insegnare l'inglese
ai bambini.
Nell'estate del 1998 per la prima volta sono andata a passeggio
nella mia carrozzina, ma a casa ancora cammino con le mie gambe.
Con difficoltà, appoggiandomi alla mano di qualcuno, ma cammino da
sola! Per la maggior parte del tempo la mia sedia a rotelle é
riposta in garage, perché uscire per una passeggiata dal quarto
piano, senza ascensore é un po' difficile. Mi servirebbero un paio
di ammiratori, per farmi portare in trionfo, ma dove li
trovo......
E
così arrivo alla conclusione. Non ho il diritto di avercela con il
destino, anche se a volte vorrei. Molte cose mi vanno bene. Vivo
in casa, ma non in clausura. C'é il lavoro, gli amici, adesso
anche il sito é spuntato fuori, portandomi altra gioia in questa
vita. I problemi? Tutti li hanno. Io alzo il pollice e dico tutto
bene, come gli Americani. |