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C'era una volta una ragazzina perennemente spaventata da tutto. Viveva in un paese tagliato fuori dal resto del mondo, a causa della cortina di ferro. L'ultima cosa che avrebbe potuto considerare un pericolo, era la bomba atomica, che i bambini di altri paesi invece temevano. Sapeva bene che la sua patria con quello strano nome, URSS, era il migliore posto del mondo. La TV mostrava i bambini poveri, senza casa, in America, i bambini in Africa che morivano di fame, i ragazzi del Vietnam e del Nicaragua, che combattevano come gli adulti, con armi vere nelle loro mani. Dopo aver spento il televisore, andando per la strada, la ragazzina poteva osservare la vita normale, con qualche piccolo problema, ma non così spaventoso come quelli sullo schermo televisivo. Era assolutamente sicura che tutte le cose orribili come la guerra, la fame, la mancanza di sicurezza per il futuro ed altro ancora, sarebbero rimasti nella storia lontana e che ogni giorno avrebbe portato sempre più e più gioia a tutti gli abitanti del suo meraviglioso paese.

Se non fosse stato per la sua malattia, la sua vita avrebbe potuto essere una splendida vacanza. Purtroppo i medici dissero che era malata e sua madre piangeva a dirotto dopo ogni visita in simili malaugurati posti, chiamati ospedali. Andarono in molti studi medici e ognuno di questi suscitava ansia, e ogni volta i dottori, appena vista la bambina, le chiedevano di fare una cosa molto spiritosa, come mostrare la lingua (le era stato detto fin dalla prima infanzia, che le bambine brave non mostrano mai la lingua alla gente, solo le maleducate fanno simili giochetti), provare a toccarsi la punta del naso con il dito ad occhi chiusi, ed altro ancora, niente di realmente difficile. Poi le dicevano di lasciare l'ambulatorio e cominciavano a tormentare i suoi poveri genitori con i loro racconti dell'orrore riguardo la sua terribile malattia, che lei non presagiva, né se ne rendeva per

niente conto. E ogni volta quando i genitori apparivano sulla porta dello studio medico, dopo simili monotone discussioni, in parte lei aveva potuto ascoltare di che cosa parlavano, la bambina si sentiva molto responsabile per tutti i problemi che dava alla sua mamma e al papà. Con tutte le sue proprie forze cercava di comportarsi alla perfezione, come una bambina modello.

E quasi l'unico caso in cui era impossibile, si verificava mentre i giochi in cortile erano al massimo dell'interesse, proprio in quel momento infatti, si sentiva la voce della mamma che la chiamava dal balcone: "Irina, vieni subito a casa!", certa che la risposta sarebbe stata breve -"sto venendo"- e che il gioco sarebbe continuato come se nulla fosse accaduto. Anche essere sgridata molte volte per lo stesso errato comportamento, non poteva cambiare la sua passione per la buona compagnia.

****

Dopo essere stata in casa per tanti anni, vedo la mia vita come una scena tratta da un film. Quando qualcuno sta cadendo da una ripida scogliera e all'ultimo momento ha la fortuna di afferrare un arbusto secco e morto, che pende non lontano dal ciglio. Sicuramente non é confortevole stare appeso come una pera, ma é molto meglio che cadere in fondo a quest'abisso. Facendo un piccolo sforzo é possibile osservare la vita delle persone normali e di volta in volta, qualcuno di loro si avvicina e comincia a parlare dei suoi problemi. Loro si siedono sul ciglio, lasciando dondolare le gambe di sotto e cominciano a raccontare quanto sia dura la loro vita. Naturalmente io non ho tutti i loro problemi, il mio unico pensiero é di continuare a reggermi mentre penzolo.

Durante i primi anni di questa vita, che é cominciata circa a 16 anni, la mia voce interna mi ripeteva costantemente: "lascia andare le tue mani, metti fine a questo tormento senza senso, lascia questo traballante riparo e vedrai che la morte é bella, ti darebbe un gran sollievo e la libertà". Beh, non sono una combattente per natura, ma andarmene in quel modo non era da me. E' difficile spiegare perché sono rimasta su questo piccolo pezzo di ramo. Non per gli altri. Non per una debole speranza di cambiare la situazione in qualcosa di meglio. Ho solo sentito per un momento, che sarebbe stato un grande errore e che forse avrei pagato un doppio prezzo per la mia diserzione. Certo, è molto facile immaginare che cosa accadrà fra molti anni. Già adesso le mani sono cresciute dentro i rami, come se fossero un tutt'uno e fosse quasi impossibile staccarle. Guardando attorno, le altre persone in condizioni simili, vedo come i loro corpi si immergono tutti insieme con la rupe e con gli anni diventano come gli insetti preistorici, che alcune volte vengono ritrovati in pezzi d'ambra. Impossibilità di muoversi e molto tempo libero. Almeno adesso sono capace di girarmi da una parte all'altra, guardare su e giù, parlare con la mia vicina sull'altro ramo. Noi non possiamo vederci a causa della sporgenza sul dirupo, ma quando il vento soffia ci scambiamo alcune notizie (al telefono naturalmente). So che ha il mio stesso nome e quasi lo stesso stile di vita. Il suo arbusto però la tiene più saldamente e l'ambra ha cominciato il suo lavoro molti anni fa. Può sembrare piuttosto strano, ma essere in una situazione molto peggiore dell'altra Irina, molto spesso mi aiuta a mantenere il buon umore, più di quanto faccia io stessa.

*****

Dicono che la speranza sia l'ultima a morire. Sembra che la mia sia morta da anni. Beh, a volte alcuni sogni stupidi mi svolazzano per la testa come uccelli, ma loro non ci fanno il nido, rimangono solo qualche minuto, non di più. E' sicuramente normale che durante quei momenti, io cominci a sognare di qualcuno forte abbastanza, da darmi la mano e tirarmi su in quel mondo meraviglioso, che si vede al di là del ciglio del burrone. Ci sono state molte persone brave e nobili, che hanno tentato di compiere l'impresa, ma ogni volta è comparso un ostacolo e se ne sono andati via lasciandomi il loro gentile augurio di conservare la speranza e di aspettare di nuovo la volta buona. Ogni volta é stato così penoso vedere il loro tormento, senza avere alcuna possibilità di aiutarli in quello sforzo. La sola cosa che ho potuto fare per quelle meravigliose persone, é stato solo ripetere 100 volte: "Non é colpa vostra, in questo mondo ci sono cose impossibili".

continua.....

 

01/06/04 15:35:54

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