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Nel diciottesimo
secolo l'imperatrice russa Caterina II la
Grande ebbe l'ardire di affermare che le donne in Russia
avevano più libertà che negli altri paesi europei. Era veramente
così? Nello stesso periodo un abate francese che viveva in
Russia affermò chiaramente in un suo libro che, secondo lui, le
donne russe erano schiave dei loro mariti. Se era questa la
verita quando ebbe inizio questa schiavitù?
Nelle campagne russe l'eguaglianza e l'elevata
importanza delle donne era un dato di fatto.
La moglie era, per un uomo, 'la compagna e un'amica
per la vita'. La famiglia era il
fondamento del benessere
morale e materiale, secondo il vecchio detto 'Dio aiuta lo
scapolo e la moglie aiuta suo marito'. Il lavoro comune
sosteneva la famiglia contadina: il compito
svolto dalla donna aveva un grande valore e, in verità, era
assodato, che la prosperità della
famiglia dipendesse in larga misura da quanto abilmente lei
gestisse la casa. Quali qualità erano apprezzate in una donna?
Prima di tutto doveva essere di forte costituzione. Le faccende
di casa riempivano l'intera giornata e d'estate molte donne
aiutavano i mariti nei campi.
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Secondo gli
storici le contadine russe avevano la stessa forza e
resistenza degli uomini. La ripartizione
familiare del lavoro
è esistita per secoli.
Perciò i contadini erano soliti dire: 'il marito
trebbia il grano e la moglie cuoce il pane'. Gli uomini si
occupavano dei principali lavori agricoli, accudivano i
cavalli, si occupavano dei lavori di carpenteria, tagliavano
la legna per il fuoco e raccoglievano il fieno. Era
considerato motivo di vergogna per un uomo svolgere un lavoro
femminile. Anche un ragazzo che andava a prendere l'acqua era
oggetto di scherno. La casa era responsabilità delle donne:
questo significava preparare i pasti, lavare e stirare, badare
ai figli e fare scorta d'acqua. Si occupavano inoltre
dell'orto e degli animali da cortile.
Nelle famiglie estese, che vivevano sotto lo stesso
tetto le relazioni erano severamente regolate secondo una
gerarchia e una divisione dei compiti che ancora nel
XX secolo, specialmente in Siberia, si basava sulla
tradizione patriarcale. In queste grandi famiglie esisteva la
proprietà collettiva di beni e denaro e sia il lavoro che il
consumo erano condivisi. L'uomo più anziano (il padre od il
fratello maggiore) era il capofamiglia - il 'bolshak' - che
governava tutta la vita familiare. Egli rappresentava la
famiglia nella comunità, controllava tutte le spese ed
esercitava la sua autorità su tutti i membri della famiglia.
Le proprietà erano distribuite secondo i suoi desideri e
quindi i figli, temendo di perdere la loro parte, obbedivano
al padre. In casa era una donna a comandare: la 'bolshukha'.
Aveva la gestione del denaro, manteneva l'ordine ed assegnava
gli incarichi alle altre donne ed insegnava a cucinare
alla nuora più giovane. In assenza del
capofamiglia maschio, la donna lo
rimpiazzava e i figli erano soggetti alla loro madre ma alla
morte del padre i suoi diritti e responsabilità passavano al
figlio maggiore o, più raramente, ad un fratello. In casa il
figlio maggiore era secondo, in gerarchia, al 'bolshak' e sua
moglie era la principale assistente della suocera e prima, per
importanza, tra le nuore. Gli incarichi alle donne erano
assegnati in base alla loro posizione nella gerarchia. La
suocera insegnava a cucinare alla più giovane
e se era una persona mediocre se ne prendeva gioco. La
preparazione del pasto principale era
compito esclusivo della 'bolshuka'
mentre le donne più giovani
non erano in casa per occuparsi del
giardino e accudire gli animali.
In occasione delle festività la
donna tesseva e filava per la
sua famiglia e lavava
le proprie cose, le donne
più giovani dovevano
anche fare il bagno ai più anziani.
In queste grandi
famiglie normalmente la vita era molto dura per le giovani e
questo fatto si rifletteva nel folklore contadino, nelle
canzoni cantate dalle ragazze, ansiose ed in lacrime, al
momento di lasciare la casa della loro infanzia per un'altra
abitazione sconosciuta, dove le giovani
spose erano spesso considerate come serve a cui affidare i
lavori. Le ragazze imparavano da bambine a badare ai lavori di
casa: a lavare piatti e pavimenti (all'età di 6 o 7 anni) e ad
accudire il pollame e gli altri animali domestici. A 8, 9 anni
imparavano a tessere, innaffiavano i giardini e aiutavano a
portare l'acqua, mungevano le vacche e badavano ai bambini più
piccoli. Eppure, nonostante tutte queste attività, la loro
vita, prima del matrimonio era relativamente libera da
responsabilità. Durante la primavera e l'estate stavano fuori
di casa con gli amici, passando il tempo andando a cantare, a
ballare o facendo gite. I rapporti tra i giovani erano
abbastanza liberi e spontanei ma le ragazze cercavano di
evitare rapporti sessuali perchè il loro destino, specialmente
il loro matrimonio, dipendeva in gran parte dalla loro
reputazione. Strofinare del catrame sulla loro porta era
sufficiente a comprometterle. Se
l'autore di questo gesto veniva scoperto e si rivelava essere
un calunniatore veniva a sua volta coperto di catrame e
condotto nudo per il villaggio.
Maria Kotovskaya
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